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San Rocco e Sant’Ilario

Un breve itinerario cittadino ma… in riviera!

Una breve passeggiata sale alla “periferia” più pregevole della città di Genova e tocca delle località famose passando per creuse poco o punto frequentate. Ho provato unpo’ di dispiacere nel vedere la piazzetta di San Rocco di Nervi occupata dagli automezzi portati dalla carrozzabile via Nora Massa che giunge da Sant’Ilario. Tutto il resto è una meraviglia.

Itinerario escursionistico:  Dal porticciolo di Genova Nervi ci si porta alla rampa di imbocco della passeggiata a mare Anita Garibaldi e si volta sin. in via Odoardo Ganduccio. Si valica il ponte ad arco sul torrente Nervi da cui una bella vista sulla settecentesca villa Gnecco con la struttura a angoli rinforzati a corpi angolari avanzati, alla maniera delle fortificazioni, che racchiudono la loggia a tre arcate al centro. Si sale per via Sarfatti e, attraversata via Guglielmo Oberdan e Piazza Duca degli Abruzzi, si volta sin. e si traversa via Donato Somma. Si prende la scala che sale a des. per “Salita Domenico Morelli”.

Conviene prendere con calma la salita piuttosto ripida che ci porta ad un incrocio presso dei lavatoi. Si continua in “Salita a San Rocco di Nervi” che segue la cresta passando presso piccole case e coltivi. Al termine della salita si apre, in piano, la Piazzetta della cappella di San Rocco.

Si prende la strada carrozzabile, ma piacevolissima e ben costruita anche per il passeggio, che conduce in breve a Sant’Ilario (Via dei Marsano).

Si passa accanto alla chiesa e, al limite Est del piazzale retrostante, presso un monumentale Leccio (Quercus Ilex) si scende per “Salita superiore alla Chiesa di Sant’Ilario”. All’incrocio seguente prendere per il viottolo che ritorna a destra scendendo più ripidamente.

La creusa ci porta sulla carrozzabile in corrispondenza di un tornante via Sant’Ilario che si segue in discesa per circa 80 m. Si devia a sinistra per”Salita inferiore alla Chiesa di Sant’Ilario” e si continua su questa, sempre in ripida discesa, fino ad attraversare via Donato Somma e giungere in via Aurelia. Proseguire per l’esiguo carrugio “via Giovanni Romero” fino alla caletta di Sant’Ilario al Mare.

Di qui, per la piacevolissima passeggiata a mare Anita Garibaldi, ricca di bellissimi scorci, si torna al porticciolo di Nervi.

Osservazioni: Bella passeggiata con ogni tempo e con viste splendide sul mare e la costa di levante.

Periodo consigliato: tutto l’anno e anche nei periodi più freddi.

Sviluppo:  5.5km

Dislivello186m; 186m

Difficoltà T

Tempo:  2h

Attrezzatura: Nessuna

Segnavia: nel primo tratto si trovano i segnavia del “Sentiero Verdeazzurro”

Tipo percorso: Circolare

Sessarego – Sant’Ilario

Sessarego

La cresta che dal Monte Cordona (803 m), scende verso sud, giunta alla vetta del sottostante Bric Gianesi (614), si biforca: quella più ad Est scende alla ridente località di Sessarego di Bogliasco; quella più ad Ovest procede per circa 1800 m in moderata pendenza a SW, fino alla spalla del Monte Giugo (487). Il monte è il vertice di una ampia falda triangolare, con al centro la località Genovese di Sant’Ilario e che scende fino al mare tra gli estremi di Nervi e di Bogliasco.

Il gaio fiore delle borragine – Borrago officinalis L. – ingrediente indispensabile per i pansoti.

La predetta falda è cosparsa per due terzi della sua altezza di deliziose casette, coltivi, oliveti e ville, complice il clima particolarmente mite, l’affaccio meraviglioso e la relativa vicinanza a Genova, di cui Sant’Ilario occupa l’estremo levante. Stretti ma gradevoli viottoli, dette creuse che sono di sovente nominate con il cognome delle famiglie che qui hanno avuto lunga residenza contadina, percorrono detto versante e sono numerosissime: quasi un dedalo di percorsi che hanno la caratteristica di svolgersi in piano seguendo la linea di livello oppure di precipitare ripidissime verso valle o, per altro verso, inalberarsi in scalinate verso monte da affrontare con la dovuta pazienza.

Il percorso, molto facile e quasi ad anello, parte dalla località di Sessarego nel Comune di Bogliasco, raggiungibile anche con autobus pubblico dalla Stazione Ferroviaria del medesimo comune. L’intero percorso ha uno sviluppo di circa 7 km con dislivello limitatissimo e pendenze mai eccessive.

Dopo aver visitato il piccolo nucleo di Sessarego, ci si incammini verso N, seguendo un agevole viottolo ben lastricato che si inoltra nella valle fino al guado di due piccoli corsi d’acqua; si ritorna verso S raggiungendo la Casa Tao (così almeno questo nome è scritto su un piccolo cartello). Qui si scende piuttosto ripidamente pochi metri e si prosegue per sentiero fino alle Case Musanega dove due cani, al di là della cancellata, abbaieranno quasi sicuramente sentendo giungere persone.

Superato un altro fosso. si prosegue ora su un viottolo dalla pavimentazione più liscia e si traversa il pendio, fino a raggiungere la selletta a Serra di Musanega.

Cambiato completamente versante, che ora è esposto a SSW, ci si mantiene in piano in via Ravano per 200 passi a cui segue per 46 passi via Superiore dei Penchi.

Qui mi sono imbattuto in una struttura sorprendente sospesa tra i rami spogli di un albero. Con il teleobiettivo ho potuto osservare e fotografare quello che appariva chiaramente come un grande nido di imenotteri sociali, costruito con il tipico materiale cartaceo ottenuto masticando fibre vegetali.

Il nido, ormai deteriorato nella parte inferiore, lasciava intravedere i numerosi favi sovrapposti all’interno: una vera architettura naturale fatta di celle esagonali perfettamente regolari. La forma sferico-ovoidale e la posizione elevata sull’albero fanno pensare a un nido secondario costruito durante la stagione estiva.

Per dimensioni, struttura e posizione, è molto probabile che si tratti di un vecchio nido del calabrone asiatico, Vespa velutina, specie ormai diffusa anche in Liguria. In inverno questi nidi vengono abbandonati: la colonia muore e l’involucro, esposto alle intemperie, si apre lasciando visibili i favi interni.

L’incontro, del tutto innocuo vista l’assenza di attività nel nido, è stato comunque affascinante. Anche durante una semplice passeggiata è possibile imbattersi in piccole testimonianze della complessità del mondo naturale che ci circonda.

Il nido di vespidi sull’albero che affaccia in Via Superiore dei Penchi
Particolare del nido cartaceo, tipico degli imenotteri vespidi. Si notano, sui lati, i fori di accesso al nido che, originariamante, era chiuso anche nella sua parte bassa edora lascia vedere l’architettura interna.

Giunti ad un ormai storico lavatoio con serbatoio annesso, ci si volge a sinistra per affrontare la ripida salita di via Cianà che, all’inizio, di cian proprio non ha l’aspetto, ma che poi si dispone con più benevolenza quasi in orizzontale.

Campanile della Chiesa di Sant’Ilario

Dopo circa 250 passi dal lavatoio è consigliata una breve digressione di qualche decina di metri verso monte per giungere ad una casamatta, residuato bellico dell’osservatorio da cui si ammira un vastissimo panorama (il tetto della costruzione è pericoloso perché senza alcun parapetto di protezione).

Tornati in via Cianà si prosegue, si va per via Dei Tasso ed in breve in breve alla Cresta di Cantalupo in località detta Serra di Cantalupo. Volgendosi a sinistra si scende alla località di san Rocco di Nervi, con la omonima chiesa che merita una sosta anche per gli agnostici.

Da San Rocco la magnifica e ampia strada panoramica intitolata via Nora Massa ci reca alla Chiesa di Sant’Ilario. Da via alla Scuola di Agricoltura si sale pochi metri alla via Luigi Cremona e poi ancora si sale a via Poggetto di Sopra.

Ritornati in via Ravano la percorreremo in senso opposto della andata passando per Serra di Musanega fino a tornare al bel paesino di Sessarego.

Sessarego