Attorno al lago artificiale della Val Noci si aggira una corona di vette boscose che salgono circa fino a circa mille metri.
La appartata Val Noci convoglia le sua acque in uno dei serbatoi che disseta Genova.
La diga fu costruita tra il 1924 e il 1930. Una stele, a fianco della casa del custode, ricorda 7 lavoratori caduti durante la costruzione con il grazie del governo dell’epoca (tipico vezzo del regime considerarli come militi); la maggioranza degli operai erano bergamaschi, uomini dal fisico possente che erano anche apprezzati come camalli in porto.
Lo sbarramento è alto 56 metri del tipo in calcestruzzo a gravità, ma è arcuato orizzontalmente e può contenere 3,3 milioni di metri cubi di acqua: si tratta dunque di un serbatoio non molto grande in rapporto a quello del Brugneto, o del Busalletta.
Sul fronte della diga troneggia quel che sembra un leone alato, ma alcuni mi dicono sia un grifone, simbolo di Genova, posto però “disteso” e non rampante come nello stemma genovese.

Durante la Resistenza il paese di Noci fu colpito più volte dalle rappresaglie nazifasciste perché costituiva un punto di appoggio importante per i partigiani: appena sopra l’abitato due lapidi ricordano i morti in battaglia.
I nuclei abitativi di crinale, ormai diruti, di Brugosecco e Campoveneroso, le case Veixi e Teitin, nonché l’abitato in via di recupero di Noci, rappresentano una suggestiva testimonianza del passato non troppo remoto; un passato in cui i nostri monti producevano qualcosa di più che sentieri da escursione.
Attorno al lago, su ambedue i versanti, esistono pochi castagneti da frutto che mostrano alcuni esemplari centenari; la pineta, mista a latifoglie, corona invece la bella vetta del Monte Candelozzo, massima culminazione tra Passo dei Giovi e Scoffera. Presso Sanguinetto, si può trovare qualche arbusto della velenosa Fusaggine (Euonymus europaeus) dai curiosi e carnosi frutti autunnali colorati di rosa intenso e contenenti la semenza di un arancione smagliante: una volta il legno del suo sottile fusto era usato per produrre carboncini per il disegno artistico o, coi fusti più grandi, la robusta elasticità del legno consentiva la costruzione di archi.
Nel 2006 il lago era popolato, ma dovrei dire che vi venivano e vengono allevate varie specie di pesci nostrani (carpe, tinche, cavedani, qualche barbo) e yankees (persici sole, persici trota, trote iridee). Erano presenti anche tartarughe Trachemys, originarie del bacino del Missisippi, qui gettate e provenienti dagli acquari di stupidi cittadini stufi di doverle accudire.
La tartaruga Trachemys elegans attualmente è in Allegato B del Regolamento CE n° 338/97 del 09.12.1996. Ne è vietata l’importazione nei paesi dell’Unione Europea, ma i soggetti importati prima dell’entrata in vigore della legge sono di libera detenzione. Ciò non perché sia in pericolo di estinzione, ma perché gli innumerevoli soggetti che da anni vengono in modo incosciente “liberati” nei fiumi e nei laghi costituiscono una vera minaccia per la flora e la fauna locale, in particolare per gli anfibi e per la tartaruga palustre europea, Emys orbicularis.
Itinerario escursionistico
La attrezzatura necessaria è quella normale da escursione, lo sviluppo del percorso è di circa 15 km ed il dislivello, pur presentando alcuni saliscendi, va dallo sfioro della diga, a quota 541 m, ai 978 m del Passo del Fuoco, tra Val Noci e Val Bisagno.
Si può arrivare in auto alla riva del lago dalla loc. Tre Fontane di Montoggio, in cui esiste un santuario nel luogo in cui una piccola sordomuta avrebbe avuto la visione della Madonna e ne sarebbe stata miracolosamente esentata dalla menomazione. La strada è piuttosto stretta ma, passata la casa del custode della diga, si trova un buon posteggio alla base delle placconate di calcari, al bordo strada, in prossimità del lago.
Sulle placche di calcari marnosi, sono state tracciate alcune vie di arrampicata descritte da Christian Roccati nel suo sito.
Dal posteggio in prossimità del Lago si sale alla loc. Caiasca e poi per ampia sterrata fino al bivio a quota 762 m dove si prende a sud passando tra alcune costruzioni con cartelli poco amichevoli (es. proprietà privata, non tutti sono graditi, uso il fucile con i malintenzionati…ecc) e poi per un sentierino a sin. che raggiunge la cresta sud del M. Bano. Esiste, oggi 2022, una segnaletica di due tratti bianco e rosso del sentiero Giorgio Governa che, dalla diga fino al Passo del Fuoco, ricalca quanto descritto qui in seguito.
Il sentiero segue fedelmente la cresta fino alla Casa Veixe (875 m). Dalla casa proseguire alcune decine di metri in piano verso Nord e piegare a SE per un sentiero che porta, contornando la sommità del M. Bano, alle case abbandonate di Brugosecco e alla Casa Teitin situata in una suggestiva e panoramica sella tra valle Scrivia e Val Noci. Da qui il sentiero diviene più ampio e aggira, sul versante nord, la cima del M. Tacche (960 m).
Ritornando sul crinale alla quota 913 m, si imbocca una mulattiera lastricata con qualche basso gradino che scende verso destra ed in breve porta all’ultimo tornante della carrozzabile sterrata di Noci (807 m).
Si sale a sin. percorrendo la strada sterrata fino al Passo del Fuoco (978 m), tra la Val Noci e l’alta Val Bisagno (ampio panorama). Si lascia qui la strada e si imbocca l’Alta Via dei Monti liguri che per sentiero, con segnavia la classica bandierina bianca e rossa AV , taglia a ponente la vetta del Monte Candelozzo e, giunto ad un punto panoramico, percorre lo spartiacque verso ovest.
Il percorso con AVML attraversa poi il ripido versante cacuminale del M. Lago Est sul lato sud con un sentiero piuttosto stretto, tornando in spartiacque al colletto di quota (847 m).
Si percorrono ora i versanti nord ed est del Monte Lago ed il versante nord del Monte Alpesisa giungendo alla Gola di Sisa sempre con AVML che qui si abbandona (729 m).
Si scende fino a Sanguinetto superiore seguendo il segnavia croce gialla da Gola di Sisa e poi per tracce, talvolta incerte, alle case di Sanguinetto Inferiore, e da qui, quasi per la linea di massima pendenza, al lago di cui si traversa la diga di sbarramento per tornare al punto di partenza.
Percorso il
9 ottobre 06
Esiste anche un breve sentiero, in verità piuttosto disagevole ed un po’ pericoloso in diversi tratti, che compie la circumlacuazione tenendosi vicino alla riva.