La traversata del Promontorio del Mesco non richiede particolare allenamento e non ha difficoltà. Il promontorio ha una vegetazione per lo più costituita da pini, forse perchè si tratta di una pianta che resiste in terreni aridi e poveri; nell’anno 2007 nei pressi del Semaforo del Mesco moltissimi pini morti si erano abbattuti sul sentiero e costituivano un facile innesco per gli incendi.
La cittadina di Monterosso, prima e più popolosa delle CInque Terre, è interessante e dal clima gradevole.
Il santuario di Nostra Signora di Soviore è da lungo luogo di devozione ma anche di accoglienza turistica per chi voglia pernottarvi. Sul sagrato della chiesa dei giganteschi lecci, considerati monumentali e sicuramente più che vegliardi, si affacciano verso il mare.
L’escursione, complice il mite clima rivierasco, può essere compiuta anche in pieno inverno.
Itinerario escursionistico
Dalla stazione di Monterosso (4 m) si va al centro e si passa a fianco della interessante chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista, con bel rosone gotico e torre quadrangolare merlata.

Si segue la carrozzabile ed, all’inizio della salita, si imbocca una scalinata a sinistra con indicazioni del percorso sentiero per il Santuario di Soviore e segnavia CAI 509 .
Salita una creusa con qualche svolta, si raggiunge la strada provinciale SP38 che sale da Monterosso, si continua sul sentiero seguente in obliquo sul versante e si incontra, poco prima del santuario, una cappella tenuta in cattive condizioni, ma dalla interessante fattura, sorta nel luogo dove si sarebbe ritrovata la statua venerata della Madonna.

Dal santuario (477 m) si prende la strada provinciale e la si scende per 1,7 km fino al Colle Gritta (330 m) dove si continua sul sentiero CAI 591 che sale per cresta alla cima di Monte Negro (465 m) e scende al Colle Bagari (360 m). Di qui, sempre con lo stesso segnavia, si taglia orizzontalmente la falda del Monte Ve o Focone e si prosegue in leggera discesa per la Cresta di Sant’Antonio fino alla quota 325 metri.


Dai dell’eremo di Sant’Antonio si fa una breve digressione al semaforo del Mesco (319 m) per ammirare un ampio panorama.


Ho atteso il tramonto al Semaforo del Mesco per godermene la vista e sicuramente meritava. Chiunque voglia fare altrettanto è bene che abbia con se una torcia elettrica frontale (e se è da solo anche la scorta) perché i sentieri attraversano anche qualche lecceta che risulta assolutamente buia.
Tornati a Sant’Antonio quota 325 m, si inizia scendendo un poco sulla sinistra col segnavia SVA (Sentiero Verde Azzurro) che ci porterà alla meta. Dopo poco il sentiero incontra le case Lovara e Meridiana (abbandonata).
Ora il percorso attraversa una valletta boscosa per poi uscire sull’appicco che domina la rocciosa Punta Spiaggia.
Ancora qualche saliscendi e si incontrano le case San Carlo e si raggiunge la carrozzabile alle case Giglio di Sopra (212 m). Scesi con la carrozzabile fino alla quota 163 metri (case Massola) si imbocca il sentiero a sinistra che, abbastanza direttamente, scende a Levanto.
La attuale stazione di Levanto non è sulla costa ma ne dista circa 800 m in linea d’aria, occorre quindi, per prendere il treno, attraversare tutta la graziosa cittadina.
Lo sviluppo del percorso è di circa 14 km, il dislivello complessivo attorno ai 500-600 metri considerando ii limitati saliscendi. Il tempo previsto è attorno alle 5 ore.
File GPX – Monterosso-Mesco-Monterosso
Percorso il 12 dicembre 2007